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RICORDO DI UNA FESTA, LA NOSTRA FESTA
Una settimana fa, domenica scorsa, c’è stata la mia presentazione vissuta come una festa, una splendida festa, particolarmente intensa ed emozionante. Il mio intervento era stato a braccio, ma siccome in tanti mi hanno chiesto una traccia scritta ho deciso di rielaborarlo - conservandone però l’anima e la spontaneità - e ripresentarlo anche per quanti non hanno potuto esserci fisicamente, ma sono con me sono con noi. Inizia con un ‘grazie di cuore’, che ripeto adesso e ripeterò sempre perché sto vivendo un’esperienza incredibile e la sto vivendo grazie al vostro entusiasmo, alla vostra fiducia e alla vostra partecipazione. Grazie di cuore per essere qua,così tanti, così calorosi. La vostra presenza mi riempie di gioia, di orgoglio, di soddisfazione, di emozione che non è possibile raccontare ma è piacevolissima da provare, ve lo assicuro, dovreste salire qua insieme a me e vedere la sala piena per sfiorare, sfiorare appena quello che sto sentendo adesso. Ho immaginato da tempo questo incontro come una festa, non un comizio: la possibilità per me di abbracciarvi tutti, non solo idealmente, di rivedervi tutti insieme in ordine sparso, di ricaricarmi attraverso il vostro entusiasmo, la vostra partecipazione, il vostro affetto. E’ un incontro che sentivo doveroso, necessario: per ringraziarvi innanzitutto, e poi per raccontarvi – brevemente, ve lo prometto – qualcosa di quello che ho combinato negli ultimi cinque anni. Partendo da una premessa: nelle scorse settimane il presidente della Camera di Commercio Eliseo Zanasi ha invitato in maniera franca tutti noi elettori di Capitanata a non mandare in Consiglio Regionale degli “scaldapoltrone”, così li ha definiti, ma persone serie, preparate, in grado di fare gli interessi del territorio, di farsi sentire. Tanto per essere altrettanto chiari, sono d’accordo con lui: la Capitanata, la nostra terra, ha bisogno di rappresentanti all’altezza e non di persone che vogliono semplicemente arricchire il proprio curriculum o hanno bisogno di ulteriori trampolini di lancio per le loro brillanti carriere. Io in Consiglio Regionale ero l’ultimo arrivato, cinque anni fa, ma non sono stato affatto né uno sprovveduto né uno “scaldapoltrone”: ho fatto del mio meglio, ho speso tutte le mie energie, la mia passione, la mia determinazione per difendere le aspettative e le esigenze non solo di chi mi aveva votato, ma della nostra comunità per intero. Nell’assise in via Capruzzi, dove sono state discusse spesso iniziative e proposte di legge da me lanciate e ispirate, e all’interno della prima Commissione Bilancio – Programmazione – Finanze da me presieduta, una postazione strategica per avere una visione chiara delle risorse a disposizione e per cercare di evitare una loro distribuzione iniqua sul territorio. Non ero un assessore (l’unica rappresentante della Capitanata nella giunta Vendola era Elena Gentile, e questa partenza ad handicap si è fatta sentire eccome sul territorio; così come, ad essere sinceri, non è che fossero arrivati risultati migliori con la giunta precedente di centrodestra guidata da Raffaele Fitto, nonostante il numero maggiore di assessori), né avevo dietro un gruppo consiliare dal peso specifico consistente (ero stato eletto, infatti, nelle liste dell’Udeur). Ma, a posteriori, posso rimproverarmi soltanto di non aver saputo comunicare in maniera più visibile e ‘forte’ quello che ho fatto, di essermi fatto prendere totalmente dal “fare” piuttosto che dal “comunicare”. Eppure, se provate a scorrere l’elenco dei consiglieri nel sito ufficiale della Regione Puglia, di maggioranza e opposizione, in qualche minuto appena potreste constatare che sono stato non solo uno dei più battaglieri, ma anche dei più propositivi. Tuttavia non sono qua per autocelebrarmi, ci mancherebbe: e piuttosto che soffermarmi sul passato preferisco focalizzarmi sul presente, perché pensare a quello che si è fatto o, peggio, non si è fatto, deve rappresentare uno stimolo non per lamentarsi o auto-assolversi e basta, ma per porsi nuovi obiettivi, nuovi traguardi, per assumersi ulteriori responsabilità. Sapendo di non essere arrivato a Bari per caso, per obbedienza e devozione verso qualcuno o per l’aspetto giovanile nonostante i 40 anni. Sapendo di non aver bruciato alcuna tappa ma di aver seguito un percorso lunghissimo iniziato da bambino, quando mi intrufolavo – non invitato, ovviamente – nelle riunioni della corrente morotea in via Matteotti che aveva e vedeva in mio padre Donato il suo riferimento, nelle stesse stanze che oggi costituiscono la mia base operativa. La politica mi piaceva eccome, sin da quell’età, ma ho preferito aspettare i tempi giusti, di frenare e contenere la mia passione e il mio slancio intanto studiando e arrivando alla laurea e al master negli Stati Uniti, poi impegnandomi sodo nella libera professione e negli incarichi che ho iniziato a ricoprire in ambito associativo. Ho testato così la mia resistenza, i miei nervi, le mie capacità prima di confrontarmi in prima persona con la sfida elettorale, per non essere considerato semplicemente un “figlio di”, per essere ammirato, rispettato, apprezzato anche da chi non mi conosceva, e non soltanto accettato e tollerato. Per essere all’altezza non solo di mio padre e di mia madre, all’altezza del cognome che porto, ma soprattutto della Politica dei tempi di mio padre, quella con l’iniziale in maiuscolo, quella che ha visto la Capitanata vivere la stagione dell’industrializzazione e della Fiera dell’agricoltura prestigiosa vetrina internazionale, quella del servizio al cittadino e non del cittadino al servizio della politica, dei “clientes” da sfruttare o mantenere in condizione di bisogno per ricavarne un facile consenso elettorale. La politica dello Scudo Crociato che vedete qui alle mie spalle, che ha segnato la storia d’Italia, che ha cementato il Paese uscito dalle macerie della guerra con valori indissolubili ancor oggi, i Nostri valori: la Famiglia, la Solidarietà, l’attenzione verso gli ultimi. Quella politica e quella classe dirigente non avrebbero tollerato uno scippo e una beffa, l’ennesima, che si sta consumando sulla pelle dei nostri agricoltori, di tutti noi: l’Authority nazionale per la sicurezza alimentare che era stata assegnata a Foggia non per grazia ricevuta, ma per il riconoscimento della vocazione territoriale della Capitanata e degli sforzi fatti non solo dalla locale imprenditoria, ma anche dalla comunità scientifica, dall’università, da fior di ricercatori che dalla facoltà di Agraria si stanno facendo valere in tutta Europa. C’era stata finalmente una battaglia trasversale per raggiungere un risultato che poteva e doveva rappresentare il volano per la ripresa finalmente possibile della nostra economia, un po’ come era successo per il riconoscimento dell’autonomia da Bari dell’ateneo foggiano: ma è bastato il ritorno di Silvio Berlusconi e della Lega Nord al governo nazionale per mettere una pietra tombale sulla vicenda. Con un assordante silenzio in parlamento nei banchi del centrodestra, anche se in teoria il Mezzogiorno in generale e la Capitanata, la nostra e non loro Capitanata, dovrebbero contare non solo sui parlamentari eletti da queste parti, ma anche su un ministro – Raffaele Fitto – e su un vicepresidente della Camera dei deputati, l’avv. manfredoniano Tonio Leone. Per citare ancora Eliseo Zanasi, che fanno allora a Roma questi “scaldapoltrone”? Perché non fanno sentire forte e chiara la loro voce, perché non chiedono spiegazioni, perché non chiedono il perché di uno stallo che sa tanto di resa annunciata al potere ricattatorio della Lega Nord, che tiene bel salda la postazione strategica del ministero dell’Agricoltura? Perché non chiedono al ministro Luca Zaia, candidato alla presidenza della Regione Veneto, come mai ha promesso in dote ai suoi elettori proprio l’Authority a Verona? E perché non chiedono che fine hanno fatto quei miliardi di euro in Fondi FAS destinati al Mezzogiorno? (miliardi che sono ancora congelati e chissà quando e se arriveranno mai dalle nostre parti, o che nel frattempo vengono utilizzati per scempi e sprechi come quelli evidenziati dalle inchieste giudiziarie sulla Protezione civile?) Per questo allora ha ragione Zanasi: non possiamo sbagliare anche con i candidati da mandare a Bari. Lo dobbiamo ai nostri agricoltori, che sono in ginocchio da anni per il crollo dei prezzi alla produzione e si sono visti negare qualsiasi attenzione e aiuto. Lo dobbiamo ai nostri imprenditori e a quanti continuano a rimanere e investire in un territorio penalizzato da un’ infrastrutturazione ancora pessima, diciamocelo francamente. Sono stato, nel mandato che sta per volgere al termine ormai, uno dei bastian contrari dell’assessore Mario Loizzo, perché non ho ritenuto sufficiente, tutt’altro, l’attenzione e l’impegno della Regione per l’aeroporto ‘Gino Lisa’: uno della “congrega dei tirapiedi”, come lui ha definito gli scettici intorno alle operazioni condotte da lui e dai vertici - veneti - di Aeroporti Puglia. Uno scalo che ha usufruito di una quota marginale dei finanziamenti comunitari disponibili, giusto un contentino, e malgrado un successo clamoroso e una risposta che è andata al di là di qualsiasi rosea previsione da parte dell’utenza, ha visto e purtroppo ancora vede transitare compagnie che definire avventuriere sarebbe un eufemismo, e che pure hanno partecipato a bandi comunitari per accedere ai finanziamenti e ottenere le tratte per volare da e per il ‘Gino Lisa’, per poi fallire qualche mese dopo. Ma il pieno ed effettivo rilancio del ‘Gino Lisa’, del Nostro aeroporto, così come l’Authority, merita una battaglia comune, una volta scartate, spero definitivamente per evitare ulteriori polemiche e inutili attese e aspettative, alternative improbabili come il via libera dell’Aeronautica militare per i voli civili ad Amendola (che non arriverà mai, per una lunga serie di ragioni) e un nuovo scalo a Borgo Mezzanone o sul Gargano. Occorre puntare decisamente sull’allungamento della pista per il rilancio dell’economia in generale e del turismo in particolare, per gran parte proveniente – secondo un’attenta analisi dei flussi – da regioni vicine come Campania o Lazio, proprio per l’impossibilità dei charter di atterrare con destinazione Gargano o una delle tappe del turismo religioso che vede in San Giovanni Rotondo l’ espressione di massima visibilità. Non può così bastare il treno veloce che dovrebbe collegare più Comuni dalla costa all’interno e che sembra aver assorbito gran parte delle disponibilità rientranti nella Programmazione strategica di Area Vasta per la Capitanata: occorre ben altro, in termini di infrastrutturazione. Occorre affrontare la questione Subappennino, salvare un’area bellissima del nostro territorio dalla condanna alla marginalità e all’abbandono. Occorre un migliore rapporto tra la nostra università e il territorio, fare attenzione non solo ai conti ma al rapporto tra i costi e i benefici: non possono chiudere corsi come quelli di Ingegneria che garantiscono un tasso altissimo di occupazione e assoluta eccellenza nella formazione perché le strategie sono altre, a Roma, Bari e Foggia. Altro che chiusura, va puntellata e salvaguardata Ingegneria a Foggia: se ci sono costi da tagliare, vanno tagliati quelli inutili per l’amministrazione, non per la didattica e la formazione. Occorre, insomma, una classe dirigente all’altezza di un momento storico delicatissimo, nel quale il futuro è già presente, e siamo noi. Noi questa mattina in questa sala, noi con le nostre famiglie, noi con i nostri figli, noi che dobbiamo mettere in campo tutto quello che abbiamo per l’avvenire dei nostri figli e della nostra terra. Per impedire che partano un giorno per mai più tornare. Per migliorare la qualità della vita dei nostri anziani, del nostro immenso patrimonio di storia e umanità. Per dare anima a una parola, ‘Famiglia’ che nella nostra Carta Costituzionale ricorre più volte e che ha ispirato numerosi articoli, dall’art. 29 all’art. 30, dall’art. 31 (“La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”) all’art. 118, che impone agli enti, Regioni comprese, l’adozione del principio della sussidiarietà. La Famiglia primo nucleo della società, luogo per eccellenza di accoglienza, condivisione, solidarietà, luogo di crescita ed educazione, di relazione, bene comune da salvaguardare e preservare dalla precarietà, dalla fragilità, dall’indifferenza. La Famiglia che in questi anni di crisi sempre più diffusa e di mercato del lavoro in cui si è abusato del concetto di ‘flessibilità’ per trasformarlo in una sorta di ‘stabilizzazione della precarietà’, è diventato il vero, e spesso unico ammortizzatore sociale per milioni di individui, con padri che mantengono figli ormai adulti e che per la prima volta, nonostante le lauree e le maggiori conoscenze, dall’informatica alle lingue straniere, hanno aspettative di vita inferiori, di qualità complessiva della vita e non solo di reddito inferiore. Figli definiti in maniera superficiale e sprezzante ‘bamboccioni’ da un ex ministro, Tommaso Padoa Schioppa, o da un ministro in carica, Renato Brunetta, di centrosinistra e di centrodestra, a riprova che gli opposti si attraggono, nella mancanza effettiva di programmi concreti, di misure efficaci per cercare di restituire alle persone meno fortunate e alle classi sociali meno agiate la dignità di un lavoro retribuito stabilmente e in maniera decorosa, la dignità di una casa, la dignità di un futuro da costruire e non da immaginare pieno di incognite e di incubi. E’ lo Stato, è il Governo, è la Regione che deve preoccuparsi del presente e del futuro di migliaia e migliaia di giovani e migliaia e migliaia di giovani, siamo noi che dobbiamo pretendere politiche finalmente attente alla Famiglia e pronte a sostenerle nelle difficoltà e nei disagi, non solo attraverso l’adozione del Quoziente familiare ma dando un indirizzo preciso al Welfare che può contare anche a livello regionale su significativi finanziamenti. La Famiglia è appunto il cuore del programma dell’Unione di Centro, sia a livello centrale che a livello regionale: un programma che sento fortemente mio, così come sento profondamente miei i valori espressi dalla Croce racchiusa in uno Scudo, valori che non sono un passato da rievocare con nostalgia, ma sono l’unico nostro possibile presente, l’unico nostro possibile futuro! Per questo faccio mia la battaglia per l’adozione del Quoziente Familiare nella nostra regione! E per questo allora non possiamo sbagliare anche con i candidati da mandare a Bari, ricordando anche la delicatezza del ruolo rivestito in Regione, il potere di scrivere leggi in grado di imprimere un significativo indirizzo in materie estremamente delicate, in grado di orientare non solo cospicui finanziamenti comunitari, ma di includere piuttosto che escludere, valorizzare ed esaltare piuttosto che ignorare interi territori, intere popolazioni, intere comunità. Non possiamo e non dobbiamo allora sbagliare, per essere a posto, sempre sempre sempre, con la nostra coscienza, sapendo di aver fatto in pieno la nostra parte, fino in fondo. Sapendo di aver fatto le nostre scelte con la mente, ma soprattutto con il cuore.
Nel mio sito ho chiamato “L’Alfabeto del Cuore” il mio programma, non per caso o per stupirvi con effetti speciali. E’ nato di getto, in un pomeriggio in cui mi sono ritrovato a fare i conti, da solo in una stanza, con quello che ho fatto finora, in questi cinque anni, e con quello che voglio fare nei prossimi cinque (ho usato il presente e non il condizionale non per fare lo spaccone ma perché sento, sinceramente, profondamente, che Insieme possiamo e dobbiamo farcela!). Ogni lettera dell’alfabeto ha tirato fuori una parte di me, della mia vita, iniziando dalla A di Agricoltura e Authority: non è un semplice e vuoto elenco di promesse allora, da cestinare o dimenticare tra qualche settimana o tra qualche mese ma, ripeto, una parte di cuore che è venuta fuori, la stessa che adesso batte forte insieme a voi e grazie a voi. Buona domenica e buon voto, cari amici e cari amiche. Un voto utile. All’Udc. Alla nostra Capitanata. A ognuno di noi. A tutti noi. Grazie ancora. Di cuore
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