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PER LA MORTE DELL’ON. DONATO DE LEONARDIS
Innanzitutto, facendomi interprete dei sentimenti di tutti i presenti, porgo le più vive e sentite condoglianze ai familiari di questo nostro fratello scomparso. Esse sono l’espressione sincera della nostra partecipazione e della nostra solidarietà al loro grande dolore. In modo particolare ci stringiamo attorno ai figlioli Giannicola e Urbano, e alle figliole Aida, Giuseppina, Giulia e Carmela. A soli 2 anni e mezza dalla perdita della loro adorata mamma, Donna Teresa, che ancora piangono inconsolabilmente, un altro grande dolore si è abbattuto, come un ciclone, su di loro. Rivolgo le stesse espressioni, di partecipazione e solidarietà, anche ai generi, alle nuore, ai nipoti e a tutti gli altri parenti. In circostanze come queste non ci sono parole che bastino. Anzi, le parole non servono a niente. Sarebbe meglio tacere che parlare. Il silenzio fa cogliere, più e meglio delle parole, il vero significato della morte, di questa grande realtà che ci sovrasta e dalla quale – come dice San Francesco nel Cantico delle Creature – “nullo homo vivente può scappare”. Tuttavia, nonostante questa consapevolezza, voglio tentare di addolcire il loro dolore, rievocando la memoria di uomo, di cittadino e di cristiano. Il Signore, che “non turba mai la gioia dei suoi figli – come dice il Manzoni – se non per darne una migliore”, asciughi le loro lacrime e conceda loro, in quest’ora di grande dolore, il necessario conforto e la necessaria rassegnazione. In questo momento, unanimemente, diciamo ad essi, con Giobbe: “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore”. LA REALTA’ DELLA MORTE La morte di una persona cara, conosciuta e amata, crea sempre un grande vuoto nell’anima: un vuoto che difficilmente può essere colmato da quelli che rimangono. La morte dell’on. Donato De Leonardis ha creato certamente un grande vuoto non solo nell’anima dei suoi congiunti, ma anche nell’anima di coloro che hanno avuto la gioia di conoscerlo da vicino (e io mi metto tra questi) e di sperimentare la bontà del suo animo e le altre qualità, squisitamente umane, di cui era dotato e che tutti gli riconoscevano. In questo momento abbiamo la sensazione, dolorosissima, che ci sia stato strappato, con la forza, un pezzo vivo della nostra carne (e non un pezzo qualsiasi, ma un pezzo vitale). E per quanto grande possa essere la nostra forza d’animo, noi non riusciamo a dissimulare abbastanza questa sensazione. In questo momento, noi abbiamo la sensazione anche che con la morte dell’on. De Leonardis se ne sia andato un elemento importante della politica e della vita non solo della Capitanata e neppure soltanto della Puglia, ma dell’Italia. In questo momento abbiamo anche la sensazione che con la sua morte sia crollato un pilastro importante del laicato cattolico, una sentinella sempre vigile e attenta nelle varie situazioni storiche che si sono succedute nel corso degli anni. In questo momento abbiamo anche la sensazione che con la sua morte abbiamo perduto un uomo di cultura e un vero e proprio archivio storico, ricco di notizie per molti aspetti sconosciute, come appare con evidenza dai molti libri da lui pubblicati e che gettano luce su eventi di particolare rilievo che si sono verificati in questi ultimi sessanta anni e su personaggi importanti che si sono susseguiti, nello stesso periodo di tempo, sulla scena di questo mondo. Insomma, con la morte dell’on. De Leonardis abbiamo perduto un elemento di primo piano e questo ci dispiace moltissimo. Ma ecco che la fede – quella nella quale siamo nati e nella quale siamo stati cresciuti ed educati fin dalla più tenera età – viene subito in nostro soccorso, aprendo il nostro cuore alla speranza. E ci sono ancora altri motivi che possono addolcire e rendere più accettevole il nostro dolore: la sua vita e la sua attività. Innanzitutto la sua vita: una veramente esemplare sotto tutti gli aspetti. Con lui, infatti, si è spento uno di quegli uomini che s’impongono. Questo appare con evidenza, sottolineando gli aspetti più salienti della sua personalità. UNA VITA ALL’INSEGNA DELLA FEDE L’on. De Leonardis è stato innanzitutto e soprattutto un uomo di fede. La fede è stato il traliccio intorno al quale si è abbarbicato e ha intessuto tutta la sua vita. E grazie a questa sua fede, sapeva trovare sempre la forza e il coraggio di andare avanti, nonostante le difficoltà proprie della vita. Egli era convinto che la mano di Dio regge e guida ogni cosa attraverso quello che noi chiamiamo un “concorso di circostanze” e, qualunque fosse la situazione in cui, volente o nolente, veniva a trovarsi, sapeva cogliere all’istante la presenza di Dio anche nei fatti più ordinari e persino nelle banalità quotidiane. La fede era per lui l’interprete di Dio. I chiarimenti che essa gli forniva lo rendevano subito alla volontà di Dio, che accettava con spirito di docilità e di sottomissione. Ma oltre che l’interprete di Dio, la fede era per lui anche la molla di Dio: la forza motrice della sua vita e del suo operare. Era la fede che gli suggeriva ciò che doveva fare ed era la fede che lo spingeva a fare ciò che gli aveva suggerito. Egli pensava, voleva e agiva sempre dietro una spinta e un suggerimento della fede. La sua fede era semplice e spontanea, come se il credere in Dio per lui fosse la cosa più naturale di questo mondo, come il mangiare, il bere, il dormire e il lavorare. Spesso parlavamo insieme di queste cose e, a onor del vero, lo facevamo con gusto. E non di rado io che dovevo essere per lui il Maestro – e lui lo esigeva – mi facevo suo discepolo. Immancabilmente, nei giorni festivi, partecipava alla Messa e faceva la comunione, e quando le sue gambe cominciarono a cigolare, esigeva che gli portassimo la comunione a casa, dove l’attendeva con ansia e dove si comunicava con devozione. Corollari necessari della fede erano per lui la preghiera, le pratiche di devozione e soprattutto i sacramenti. Era molto devoto alla Madonna, specialmente alla Madonna sotto il titolo di Incoronata. UNA VITA ALL’INSEGNA DELLA FAMIGLIA Ma oltre che all’insegna della fede, l’on. De Leonardis ha vissuto una vita all’insegna della famiglia. In una società come quella attuale, in cui i valori caratteristici del matrimonio (unità, fedeltà, indissolubilità, fecondità) non dicono più niente o quasi niente alla stragrande maggioranza della gente, egli aveva un concetto altissimo della sua famiglia e nutriva una vera e propria venerazione per ciascuno dei suoi membri, soprattutto per la moglie, per i figli, per i suoi nipoti, che amava più delle pupille dei suoi occhi e dei quali parlava sempre con visibile compiacimento e quasi con orgoglio. Innanzitutto nutriva una grande venerazione per la moglie, Donna Teresa, alla quale è rimasto legato per tutta la vita. E non per forza o per convenienza, come tante volte accade, ma per amore, sincero e profondo. Per lui c’è stata una sola sposa ed è stata sempre la stessa, dall’inizio alla fine. La fedeltà è stata la sua insegna gentilizia, il suo stemma di famiglia. La sua fedeltà aveva come base – e lo diceva sempre – non le qualità esteriori, che non mancavano, ma quelle interiori, su cui il tempo e le forze della natura non possono nulla. La fedeltà lo facevano essere leale e sincero, prudente, discreto e paziente. Ma oltre che per la moglie, aveva una vera e propria venerazione per i figli, che ha seguito sempre con paterna trepidazione nelle varie fasi della loro vita e nelle diverse situazioni nelle quali si sono venuti a trovare. Teneramente affettuoso, sapeva ascoltare non solo ciò che dicevano, ma anche ciò che non dicevano. Sapeva comprendere, cioè, anche il senso di un silenzio imbarazzato, di una mezza parola, di una reticenza. Ai papà, come alle mamme, non manca questa prerogativa, e lui la possedeva in grado eminente. Lui aveva orecchi anche per un’angoscia muta, anche per una confidenza impacciata. Una volta, nel santuario di San Matteo, sul Gargano, incontrò i nostri studenti di liceo e fece loro una bella lezione, sottolineando proprio gli aspetti del suo modello educativo. Aveva una grande venerazione anche per gli altri suoi congiunti ed era felicissimo quando poteva trascorrere una giornata, o almeno qualche ora, con loro. IL SUO MODO DI FARE POLITICA Con la morte dell’on. De Leonardis è scomparso un politico onesto, dal cuore aperto e generoso e dalle mani pulite. Molti, specialmente oggi, considerano la politica come un “male radicale e non redimibile”. Certamente la politica è una realtà umana molto pericolosa e che esige, in chi vi si dedica, non solo una grande competenza, ma anche una purezza d’intenzioni e qualità morali a tutta prova. Ma non per questo si può dire che la politica sia, per sua natura, il “luogo del demoniaco” e che non si può esercitare senza sporcarsi le mani. Se così fosse, l’on. De Leonardis non avrebbe potuto e dovuto dedicarsi alla politica neppure per un giorno, per nessuna ragione e a nessun livello. Per tutto il tempo in cui ha esercitato l’attività politica (e l’ha esercitata per moltissimi anni, per varie legislature) si è sforzato di vivere, nella sua vita pubblica e privata, quei valori che sono indispensabili per chi è impegnato in un’attività così delicata e tanto in vista, quali sono la sincerità, l’onestà, la lealtà, la rettitudine, il disinteresse e la probità. Adesso l’on. De Leonardis non c’è più e questo ci addolora moltissimo. Negli ultimi anni della sua vita non sono mancate difficoltà e sofferenze. Ma non si è mai perduto di coraggio. Davanti ai mali trovava persino la forza di sorridere e ringraziare Dio, pregando e chiedendo preghiere. Se volete conoscere a fondo una persona, diceva Dostoiewsky, giudicatela non dai suoi silenzi, non dalle sue parole, non dalle sue lacrime, né secondo le sue idee, ma dal suo modo di accettare la sofferenza, dalla sua serenità di spirito di fronte ai mali della vita. Fra poco accompagneremo la sua salma al camposanto, dove riposerà fino alla seconda venuta del Signore, fino al giorno della resurrezione della carne. In attesa lo affideremo alla bontà e alla misericordia di Dio. Concedi, o Signore, che mentre il suo corpo viene sepolto, la sua anima, sciolta da ogni vincolo di peccato, in te si allieti di una gioia perenne, insieme ai tuoi santi. Così speriamo e così sia. Padre Angelo M. Marracino
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