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| | 'SCONGIURARE LA CHIUSURA DEL CONVENTO DI S. ANTONIO A SANT’AGATA DI PUGLIA' | | “Sono particolarmente vicino alla comunità di Sant’Agata di Puglia, mobilitata per scongiurare la chiusura del Convento di S. Antonio, annesso alla Chiesa dell’Annunziata, dopo sette secoli di storia e quindi parte integrante del tessuto sociale ed elemento fondamentale dell’identità collettiva. E confido nella sensibilità dell’Ordine dei Frati Minori Francescani e nell’interessamento della Diocesi Foggia- Bovino per una soluzione positiva di una vicenda dai risvolti che vann... [ LEGGI ] | | |
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INTERVENTO IN PRIMO PIANO |
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| | 'LA REGIONE SOSTENGA LA RICHIESTA DI PROROGA DELLO STATO D’EMERGENZA PER I COMUNI COLPITI DAL SISMA | | “Chi è stato in uno qualsiasi dei comuni dei Monti Dauni (da Pietramontecorvino a Carlantino, da Casalnuovo Monterotaro a Casalvecchio di Puglia, da Castelnuovo della Daunia a Celenza Valfortore, da Motta Montecorvino a San Marco la Catola e Volturino) colpiti dal terremoto del 2002, può rendersi di... [ LEGGI ] | | |
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VENTI AVVERSI
L’istituzione del Segretariato generale per la Sicurezza alimentare presso il Ministero della Salute, l’ultima geniale trovata del governo Berlusconi per penalizzare il Mezzogiorno in generale e la Capitanata in particolare, è un chiaro indice della volontà del centrodestra succube della Lega Nord di archiviare definitivamente la pratica ‘Authority’ a Foggia. Nonostante le timide promesse del sottosegretario Gianni Letta alla nutrita delegazione ricevuta a Roma nello scorso mese di giugno. Condivido pienamente l’annunciata iniziativa dell’Assessore regionale all’Agricoltura Dario Stefano di portare il caso all’attenzione della Conferenza Stato-Regioni per allargare il fronte del consenso intorno a una battaglia che non può e non deve essere soltanto nostra, e per denunciare con forza - ancora una volta - il cambiamento di rotta del governo nazionale che, dal suo insediamento, doveva semplicemente approvare i decreti attuativi di una legge dello Stato per adeguare la situazione italiana in materia a quella degli altri paesi europei. Un atteggiamento di aperta ostilità avallato in particolare dal silenzio/assenso del ministro Raffaele Fitto, che ha determinato uno stallo fin troppo prevedibile.
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UN ATTO VILE E INTIMIDATORIO NON PUO' FERMARE LA BUONA POLITICA
Un atto vile e deprecabile, che da un lato mi turba profondamente, dall’altro non fa che aumentare la mia convinzione e fiducia in un’azione politica e amministrativa incapace di arrestarsi di fronte all’intimidazione, alla violenza e alla vigliaccheria, ma vissuta e ancora tutta da vivere, pienamente, con ancora più entusiasmo e coraggio. Il coraggio della libertà e del pieno rispetto della legalità e delle regole che uno Stato di diritto impone, che regolano una convivenza civile non solo sulla carta, ma in ogni momento e in ogni angolo di territorio.
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'Da Chianciano un messaggio per l'Italia'
“E’ stato un appuntamento costruttivo e denso di contenuti quello di Chianciano, dal quale la volontà dell’Udc di mantenere il senso di responsabilità, e non la ricerca di fin troppo facili poltrone, come linea guida dell’azione politica in un momento delicatissimo per il Paese è emersa forte e chiara”.
È quanto afferma il consigliere regionale dell’Udc, Giannicola De Leonardis e presidente della settima Commissione Affari Istituzionali, reduce dal Laboratorio politico del partito sempre più caratterizzato dall’interesse nazionale, “in marcata contrapposizione con il separatismo leghista e con la rivendicazione di un federalismo urlato senza alcun approfondimento sui contenuti e sulle conseguenze derivanti per gli enti locali e i cittadini”.
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DALLA PARTE GIUSTA
Ho seguito con curiosità, la scorsa domenica pomeriggio, l’intervento del presidente della Camera Gianfranco Fini a Mirabello, attesissimo dopo un mese di assalti mediatici lanciati dai media berlusconiani, ai quali ha preferito rispondere col silenzio e con le minacce di querele e relative richieste di risarcimenti (staremo a vedere come andrà a finire). Il suo discorso è stato per lunghi tratti condivisibile: quando ha ricordato che “non bisogna conoscere non solo la geografia, ma anche la storia per credere nell’esistenza della Padania”, quando ha denunciato lo sconcertante arbitrio nella questione della vicenda delle quote-latte, quando ha rimarcato la distanza tra Nord e Sud e la necessità di rilanciare il Mezzogiorno con progettualità serie e concrete, quando ha chiesto un tavolo a tre gambe per programmare un’azione di governo sempre più schiacciata alle volontà della Lega Nord. Ed ancora, quando ha ricordato la necessità dell’introduzione del Quoziente Familiare per un fisco più equo in sostegno di persone alla prese con la crisi economica e la precarietà del lavoro; oppure il rovesciamento del rapporto tra anziani e giovani, con i primi costretti ad aiutare se non addirittura mantenere i secondi ancora alla ricerca – spesso e volentieri disperata – di un presente, prima ancora che un futuro. Gran bel discorso, insomma, ma sembrava una fotocopia di quelli di Pierferdinando Casini, di Lorenzo Cesa, delle tante persone del nostro partito che non hanno pensato a piccoli interessi di bottega quando si è trattato di scegliere se salire o scendere dal predellino, ennesimo colpo di teatro del mago di Arcore in risposta al Partito democratico lanciato da Walter Veltroni: un fallimento annunciato, anche se a Fini sono occorsi altri due anni per capire che il Pdl altro non era e non voleva essere che “una Forza Italia allargata”.
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L’ATTESA (FIDUCIOSA)
Soddisfazione. Felicità. Stanchezza. Fiducia. Orgoglio. Tanti stati d’animo in successione, nell’attesa interminabile di dati che non arrivano, di ore che non passano mai, di numeri, tabelle, telefonate. La certezza di aver dato il massimo e di essere stato semplicemente la punta avanzata di una squadra ricca di entusiasmo e di passione, i sorrisi dei collaboratori e dei tanti che entrano ed escono dalle stanze della segreteria, gli sguardi rivolti verso gli schermi dei computer e del televisore, l’apprensione e la tensione che lentamente si sciolgono e vanno via, per sognare ad occhi aperti - al risveglio - una Capitanata più consapevole delle proprie potenzialità e dei propri limiti, affacciata su un futuro migliore. Un futuro che è già presente: è questo giorno ricco di gioia contenuta perché è semplicemente un punto di ripartenza e non di arrivo e di cose da fare (emergenze da affrontare a viso aperto e non semplicemente tamponare, azioni da intraprendere per rivendicare i propri diritti e le proprie esigenze) ce ne sono proprio tante.
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PAROLE DAL CUORE. A TROIA, DAVANTI ALLA MIA GENTE
Una scelta obbligata per chiudere la campagna elettorale. Per finire idealmente il mio viaggio lungo tutti i comuni della nostra provincia là dove idealmente era iniziato tanti anni fa, ormai: nella città di mio padre Donato De Leonardis e di mia madre Teresa Caione, due figli della nostra terra, due persone che alla nostra terra hanno dato tanto, che si sono spesi con passione, entusiasmo, energia, convinzione per migliorare il presente e il futuro dei loro concittadini. Una scelta dettata dal cuore, allora, e non potevo proprio essere altrove, non potevo trovare altre parole. Ricordarle e raccoglierle mi è sembrato giusto, per rivivere e fermare nel tempo un tardo pomeriggio che non dimenticherò mai, e per regalarle alle persone che non hanno potuto esserci ma che mi sono vicine sempre, una in particolare.
Per ringraziarvi della fiducia che avete riposto nei miei confronti cinque anni fa, permettendomi di raggiungere un consenso significativo e di entrare in Consiglio Regionale. Per ringraziarvi della partecipazione e del consenso che ha accompagnato la decisione di ricandidarmi, che hanno spazzato via stanchezza e dubbi, che mi hanno imposto di proseguire di slancio un percorso esaltante e faticoso al tempo stesso iniziato proprio grazie a voi e insieme a voi.
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LE PAROLE E I SILENZI
Vai in giro e incontri gente, in campagna elettorale. Giri per le strade della tua città, e quando scendi dall’auto ti ritrovi in un quartiere davanti a persone che vivono in box piccoli e stretti anche solo per lasciarci un’auto o degli scatoloni, delle bottiglie, delle lattine, figuriamoci parcheggiarci un piccolo nucleo familiare, un bambino piccolo e sua madre mentre il giovane capofamiglia cerca – e non trova, oppure trova soltanto per qualche parentesi, per qualche frazione di vita da vivere alla giornata, troppo lontano e improbabile il Futuro – un modo per andare avanti. Ti vengono incontro con gli occhi che non tradiscono fatica e disperazione ma sono fari accesi da dignità: non chiedono non implorano non si commiserano, sono là e le parole non servono a raccontare la loro vita, la loro quotidianità per altri, molti altri così strana e così inaccettabile. Sei là e ti chiedi dove sono i media, dove sono i commentatori, gli opinionisti, dove sono i sociologi, dove sono quelli che raccontano e spiegano il “paese reale” tenendosene a debita distanza. Ti chiedi dov’è la Politica, quanto siano lontane le periferie e i quartieri - dormitorio dal centro della città anche se siamo nel 2010 d. C. , quanti altri box nelle palazzine di fronte contengano vite e non cose, persone stipate tra mobili e oggetti e non semplicemente oggetti. Ti offrono una birra e un pezzo di pizza e tu rimani là anche se altre storie e altre vite ti stanno aspettando da un’altra parte, ed è bellissimo continuare ad esserci, rimanere in quel cortile così pieno di verità e non di finzione, di sostanza e non semplice forma, di speranza, di sorrisi che ti mettono a disagio e ti spiazzano. Era un incontro e diventa una lezione, di quelle che in nessuna università riesci a seguire, non importa dove.
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PRIMA DOMENICA DI PRIMAVERA
Non è una domenica qualsiasi questa. E’ l’ultima di campagna elettorale, l’ultima in giro per comuni, sezioni, circoli, piazze… la prossima, invece, sarà di prevedibile tensione e di attesa, attesa per i primi dati in arrivo dalle urne, quelli relativi alle affluenze, che saranno importanti quanto quelli dei voti, visto il sempre maggiore distacco dei cittadini comuni dalla politica. Un distacco che, dall’esterno, posso comprendere, visto che i titoli strillati sui media e amplificati dalla televisione sono sempre lontanissimi dalle esigenze e dai problemi della grandissima parte delle persone, e i toni bassi, non urlati, le proposte, i programmi al massimo conquistano qualche trafiletto o ‘taglio basso’. Anche gli slogan proposti da molti candidati che vedo in giro sfiorano il ridicolo, se permettete: nati dall’esigenza di distinguersi dalla massa, di farsi notare, di farsi ricordare in omaggio all’idea della politica come marketing, e la persona e il partito e la coalizione diventano un semplice prodotto da lanciare e vendere a qualunque costo. Tempi moderni, ma che fanno rabbrividire chi si è formato attraverso un’altra politica, quella vera, quella alta.
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GRAZIE A TUTTI. DI CUORE
E’ stata bellissima, la mia la Nostra festa questa mattina a Laltrocinema Cicolella in via Duomo. Sono venuti a trovarmi proprio in tanti, con un affetto, una partecipazione, un’intensità straordinaria che mi hanno veramente commosso e reso straordinariamente felice per la scelta di dare un seguito al coraggio, all’impegno e alla passione che ha animato e dato un senso alle giornate e alla vita di mio padre Donato. Non riuscivo a parlare, quando mi sono alzato in piedi per il mio intervento: la sala gremita in ogni ordine di posto davanti a me, il gigantesco Scudo Crociato alle mie spalle, unico elemento scenografico che ho fortemente voluto, le parole degli amici Micky De Finis, Franco Di Giuseppe, Biagio Di Muzio, la responsabilità e l’orgoglio per la fiducia riposta nei miei confronti, la soddisfazione perché quanto fatto da mio padre per questa terra, questa gente e il suo il nostro partito, la Democrazia Cristiana, non è stato dimenticato, Peppino Zingrillo e Alfredo Grassi in prima fila. Impossibile non emozionarsi, impossibile non farsi travolgere da ricordi e immagini di anni e anni di impegno e battaglie comuni che ridiventano persone e sono là accanto a te sono là per te. Ma non potevo deludere tutte le persone accorse di domenica mattina, sottraendo tempo prezioso alle loro famiglie, ai loro bambini, e allora meno male che ce l’ho fatta a cercare di rimanere lucido – freddo no, non era veramente possibile – e continuare. Continuare a spiegare le ragioni di questa festa, di questa voglia di continuare, ancora e sempre insieme, un percorso che può e deve portarci lontano, in difesa della Nostra Capitanata. Ce l’ho fatta a salire di intensità, e il calore e gli applausi hanno trasformato e tradotto l’emozione in energia, in voglia di chiarezza, in necessità di entrare nel cuore di una campagna elettorale che a livello mediatico è piuttosto sbiadita, travolta da notizie e polemiche – le liste presentate in maniera anomala nel Lazio e nella Lombardia, l’inchiesta giudiziaria di Trani, i magistrati candidati – che sono lontane anni luce dai problemi delle persone comuni, delle famiglie, degli agricoltori.
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LA POLITICA VERA E LA POLITICA VIRTUALE
Molto centrato e da vero leader, il discorso di Pierferdinando Casini al Cinema Cicolella. Toni pacati, nessuna enfasi da campagna elettorale, semplicemente l’impietosa differenza tra “la politica virtuale e la politica vera”. La politica virtuale è quella che annuncia ponti sullo stretto di Messina che ben che vada si realizzeranno tra decine di anni, la politica reale è quella attenta ai problemi delle famiglie, delle persone comuni, la politica che viene cancellata dai telegiornali e dall’agenda politica dettata da ben altre esigenze e necessità. E quanto ho sentito mio, l’imbarazzo misto a irritazione per quei deputati e senatori che in Parlamento con il loro silenzio/assenso stanno mortificando il Mezzogiorno e lasciando la barra del comando ben salda nelle mani della Lega Nord, che non si sta limitando semplicemente a “padanizzare il Nord Italia”, per citare ancora Casini, ma sta impedendo qualsiasi politica di rilancio e riscatto del nostro tanto bistratto Sud. Altro che incoerenza, quindi. La linea seguita e da seguire è quella della dignità e dell’orgoglio, della concretezza, della richiesta e della necessità di interventi seri preferita alla demagogia e dallo scontro frontale su questioni che nemmeno sfiorano la quotidianità, la sofferta quotidianità di tanti di noi. Di persone che ieri sera gremivano il cinema in ogni ordine di posto, di persone pronte ad accettare una difficile sfida, di persone impegnate a difendere il loro diritto all’esistenza e non alla semplice sopravvivenza.
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